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Il diavolo veste Prada:
ovvero, quando la commedia incontra l'arte.
Ebbene, ammettiamolo.
Viviamo in un mondo frenetico e siamo sempre presi dai nostri mille impegni, non abbiamo mai molto tempo da dedicare a noi stessi e quando un sabato sera optiamo per una cena o per un cinema, lo facciamo solo per svago.
Evitiamo i polpettoni e i film pseudofilosofici che fanno di tutto per propinarci degli insegnamenti tutto sommato a buon mercato, evitiamo, in molti, coloro che dall'alto della loro 'illuminazione' provano a spiegarci come funzioni la vita.
E scegliamo l'ultima scadente commedia americana che ci incolla per poco meno di 120 minuti allo schermo strappandoci al massimo qualche sorriso e qualche considerazione banale sull'interpretazione degli attori.
E se una commedia fosse in grado di offrirci degli spunti per una nostra critica personale?
Se il sorriso e la leggerezza di una commedia fossero, paradossalmente, gli strumenti per riaccendere il NOSTRO spirito critico?
Credo vada inquadrata in questa ottica 'Il diavolo veste Prada', una pellicola brillante, seducente, accattivante e in più riflessiva.
La trama non è nuova, e segue forse lo sviluppo classico del genere:
Una ragazza, Andy, che viene catapultata in un mondo che non le appartiene, quello della moda, e che dal dentro inizia a rivalutarlo, per riconoscere poi alla fine come, facendo ciò abbia rinunciato ai propri amici, al suo ragazzo, alla propria vita, insomma a se stessa.
Sembra inevitabile il lieto fine ed il ristabilirsi dell'equilibrio iniziale con il rigetto di un mondo che non è il suo.
La grandezza della pellicola sta nell' interpretazione di queste fasi.
Il regista ha la capacità di farci perdere, insieme alla protagonista in questo mondo, per un attimo anche lo spettatore è convinto che cambiando se stessa Andy stia facendo la cosa giusta. Ci insegna ad apprezzare i lati positivi di in un mondo così spesso criticato e condannato, come è quello della moda.
E' questo modo di impostare il film, ovvero, il mettere lo spettatore al livello della protagonista, e non di un giudice superpartes esterno alla storia, che a mio parere rappresenta il punto di forza de 'Il diavolo veste Prada', in quanto permette di dedurre e non di apprendere un insegnamento, di fare della commedia uno strumento di critica più democratico e moderno, rispetto al polpettone citato poc'anzi.
Durante il corso di tutto il film, è continuo il riferimento al discroso dell' eticità di una decisione. Più volte il registra semba voler ricordare come, sebbene certe cose ci appaiano inevitabili, esse siano sempre il risultato di una nostra scelta consapevole. Del resto non poteva mancare in uno scontro tra il bene e il male un riferimento al libero arbitrio.
La doccia fredda, il risveglio arrivano inaspettati, solo alla fine del film, sia per Andy che per lo spettatore che comodamente seduto in poltrona segue la sua metamorfosi. In macchina la suprema Maryl Streep nei panni di Miranda, il Diavolo in persona, colei che riceve e non da, la donna che mai mostra la sua umanità, discute con Andrea del suo tentativo di avvisarla di una manovra finalizzata ad allontanarla dalla direzione della sua rivista di moda, il 'Runaway'.
E' in questa occasione che Miranda si paragona ad Andy, affermando che le ricorda come lei fosse da giovane. A questo punto Andrea riprende in mano le redini della sua vita e decide di abbandonare Miranda.
Sarebbe però riduttivo parlare di lieto fine, in quanto il finale si presta a varie interpretazioni. Ma in nessuna di queste mancano una punta di disincanto e di cinismo, in nessuna c'è il rifiuto dell'esperienzza vissuta come esperienza semplicemente negativa: "Ho imparato tanto" (a Runaway) dice Andy in un successivo colloquio di lavoro.
Come accennavo, ci sarebbero da trattare altri mille argomenti, che il regista abilmente solleva, a partire dal ruolo degli amici, dei colleghi di lavoro, del fidanzato, o del significato del tradimento, ma discuterne vorrebbe dire inquadrarli, allontanarli dall'ottica soggettiva che rappresenta la vera forza, la vera carica de 'Il diavolo veste Prada'
Concludendo, sembra che questa pellicola segni una rinascita per il genere della commedia all' americana, sembra quasi volerci ricordare che si impara anche con un sorriso.
Un sorriso di Maryl Streep, si intende...
"Un pensiero agghiacciante mi scuote al vederti arrivare,
ho tristezza negli occhi, quella tristezza di chi non ha vissuto.
Come sono lunghe le giornate in questa stretta gabbia,
dove il vento non da scampo, ed il freddo è insopportabile.
Tremante e rassegnato aspetto la sorte.
Amico mio, tu che mi afferri con presa disumana,
che mi stramazzi a terra senza pietà,
che mi sali a piedi giunti sul mio fragile capo,
incurante delle mie sofferenze, dei miei lamenti,
tu che mi tagli subito le zampe perché non vuoi aspettare,
che mi strappi con inaudita violenza la mia calda pelliccia,
anche se mi vedi che sono ancora in vita
e riesci a sentire l'atroce dolore che ciò mi comporta,
dico a te, dammi almeno il tempo di morire in pace.
Ora che mia hai spogliato di tutto,
anche della dignità che ogni essere vivente merita,
mi lanci via come immondizia perché non ti servo più.
Ormai nudo sento freddo, sento tanto freddo,
alzo il capo stanco e sanguinante
per vedere l'ultima volta quanto è bello il mondo.
Un pensiero mi angoscia, forse è colpa mia?
Il cielo si tinge di rosso, è il colore del sangue che mi copre gli occhi,
la paura mi terrorizza, tremo, non posso più sottrarmi.
Mamma, mamma, com'è lunga questa morte,
i pensieri si confondono.
Mamma come mai è tutto buio?
E' la vita che finisce?
Che strana sensazione, non sento più il dolore,
sento solo una gelida atmosfera di morte
che mi trapassa la nuda pelle come lame taglienti.
Mamma perfino i loro occhi non vogliono guardare,
perché sanno che insieme con noi muore anche l'amore.
Non vi disturberò più,
non cercherò più quel piccolo spazio che occupavo,
spero solo che l'amore infinito che ho nell'anima,
raggiunga i vostri cuori.
Me ne vado lontano, in solitudine, dove nessuno sa,
con atroce sofferenza che vi lascio un po' di me stesso,
così che quando sarete voi ad avere freddo, possiate riscaldarvi.
Dentro quest'anima che strappi via,
che non ha saputo cosa sia la libertà,
non vi è neanche la ragione per cui muoio.
Vorrei che il sorgere del sole
ci trovasse ancora insieme amico mio,
ma ormai ho capito, ho creduto nella bugia degli uomini.
Dietro di me resta soltanto quella vita
che non mi è stata concessa di vivere e indifferenza.
Spero almeno che la mia nuda immagine,
persa nei vostri increduli occhi, serva a chi verrà dopo di me.
So che non volete vedere, che non volete sentire,
io purtroppo lo devo vivere, e non posso decidere se lo voglio o no.
Il capo gira più volte su se stesso,
fino a lasciarsi andare indietro un'ultima volta,
il tonfo esanime della mia testa rompe il surreale silenzio,
è la vita che non può più proseguire con me,
ma tanto è una vita da dimenticare, più per voi che per me,
e così la mia anima se ne và, verso l'eternità."
(autore ignoto)
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